Emozioni rubate



Di Claudio Grasso


Con questo breve scritto intendo promuovere una discussione intorno a quella che definirei la volatilità delle emozioni.

Sì delle emozioni, non degli affetti e dei sentimenti. Gli affetti e i sentimenti costituiscono la roccaforte, l’àncora del nostro stare al mondo, ma le emozioni? Come “la nostalgia non è più quella di un tempo” (Simone Signoret), così lo stesso vale per le emozioni. Charles Trenet (grande artista francese) cantava: “baisers volés". François Truffaut il più amato-amante regista della meravigliosa covata della Nouvelle Vague ne fece un film con lo stesso titolo “baisers volés", appunto.

Allora, emozioni rubate? Non più, non c’è neppure il tempo necessario per pensare a rubare le emozioni, e rubarle davvero poi…

C’è cosa dice a questo proposito la psicoanalisi, che tra l’altro ha nel suo Statuto (lascito di Freud e della psicoanalisi che ne hanno preso il testimone) lo studio e il trattamento delle emozioni?

Con il collasso del super-io e il raggrumolarsi dell’Io, ridotti a una decorativa Camera dei Lords, sono rimasti nella polis interna del soggetto l’Es e un’altra istanza psichica, l’ideale dell’Io, che si contendono gli spazi della casa interiore di ogni essere umano. E, in definitiva, lo scettro la corona il trono il regno della vita inconscia. Ne deriva il primato del narcisismo, che si nutre succhiando i due seni della costellazione psicocorporea del soggetto, per avere il benzilatte necessario per la sopravvivenza. Ma le emozioni sono legate soprattutto alla vivenza, non tanto alla sopravvivenza. Per di più il primo seno è gonfio di latte, mentre il secondo è divenuto un polo pulsionale assai debole (l’Es), vivacchiando sulle spalle robuste dell’altra istanza psichica, che ha sostanzialmente inglobato l’Io e il Super-Io, così da neutralizzare i conflitti interni, vale a dire l’ideale dell’Io.

In questa prospettiva, in cui l’ideale dell’Io la fa da padrone a casa nostra, le emozioni hanno il respiro breve ed affannoso del personaggio Tolstoiano di Ivan Il’ič (tranne un inizio a volte molto promettente e, addirittura, pervaso da una “strana forza”). O, se preferite, visto il “Dio-protesi” fatto social dei nostri tempi, le emozioni hanno la traiettoria della freccia ferma di Tinder.

Le emozioni esistevano come i mesi dell’anno: gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre. E poi di nuovo, con il cuore che ballava e cantava: gennaio, febbraio…

Tutte le emozioni e tutti i mesi dell’anno, “come infilati al filo del desiderio che li attraversa”. Ora non più. O non c’è abbastanza filo o non c'è abbastanza desiderio. Le “nostre” emozioni, come le lucciole di Pasolini, sono improvvisamente scomparse, trasformandosi in ancelle del Desiderio del Social. Che cosa significa e cosa comporta questa nuova volatilità nelle emozioni delle donne e degli uomini, che sono sempre meno abitate-i dalle intermittenze e dall’intensità del mondo emozionale? Siamo consapevoli di essere stati de-rubati proprio di ciò che ci rende vivi e dona senso alla nostra esistenza? Nella stanza dei sogni questo ascoltiamo, questo sentiamo, questo viviamo.


PS: Nella "Recherche" Proust scrive: “Tutto ciò che abbiamo di grande ci viene dai nervosi; sono loro e non altri che hanno fondato le religioni e creato capolavori. Mai il mondo saprà quanto deve loro; e soprattutto quanto loro hanno sofferto per produrlo”.

Oggi qualcosa di “grande” non solo non si vede ma neppure si intravede. Una vita bassa, appiattita, senza vertici, senza vette, senza grandezze. E questo forse si deve alla “ronde” di emozioni che hanno un tempo di sopravvivenza paragonabile alle porte girevoli degli hotel. La psicoanalisi non può che essere il riflesso opaco di una creatività andata perduta. Si tratta della lotta, più volte evocata da Freud, tra Eros e Thanatos.

A questa sfida noi come psicoanalisti e come esseri umani non possiamo e non vogliamo sottrarci. Per non scomparire anche noi come le lucciole, cercheremo instancabilmente di far valere i diritti di Eros, dando finalmente ospitalità al mondo delle differenze e favorendo il processo di sublimazione come elaborazione creativa del lutto.


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