Chiamale, se vuoi, Infatuazioni.

Aggiornamento: 11 mar

Di Claudio Grasso















Rispetto allo scritto dal titolo “Emozioni rubate”, vorrei aggiungere una breve postilla: oggi è l’epoca, narcisisticamente “fragile e spavalda”, fissata su una perenne adolescenza, delle infatuazioni.

Innamoramenti? Amori? Appartengono al passato, che, appunto, non è più quello di un tempo.

Il narcisismo come bolla psichica che contiene, facendo galleggiare nel liquido narciamniotico, il soggetto, autorizza il soggetto stesso a provare infatuazioni, ma innamoramenti e amori? Questi ultimi non sono funzionali per il grande, incessante lavoro necessario per confezionare l’abito mentale della persona, fatto della stessa stoffa non dei sogni di Prospero, ma del sogno di Narciso.

Bello/Bella che si rispecchia e si infatua dell’altro, che altro non è se non se stesso/a e la griffe che gli/le appartiene.

Que reste-t-il de nos amours?

Une photo, une vieille photo o, come nei film di Truffaut, una/un Fabienne/Fabien Tabard che evoca, più forte di tutta una serie di infatuazioni, l’innamoramento, l’amore? Il lettino, il divano ancora oggi e oggi più che mai può donare una risposta a questa domanda, che ci costituisce come esseri umani.

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