IDENTITA’: TRA MANCANZA E ABBONDANZA

Dott. Tommaso M. Ruffino




“Non ti disunire”, gli disse, “non diventare come tutti gli altri”.

Viviamo nell’era delle contraddizioni ed è difficile, se non impossibile, non vivere in contraddizione con se stessi. Cerchiamo in ogni modo di darci una forma da presentare agli altri, ma, in realtà, nel nostro inconscio profondo, cerchiamo una forma che sia presentabile a noi stessi…

Cerchiamo una forma unica, unita e coerente che ci permetta di farci riconoscere e riconoscerci. Le due questioni, sebbene apparentemente siano sovrapponibili, sono radicalmente diverse. Soprattutto nel modo moderno, nel mondo di internet, in cui ogni soggetto ha la possibilità di accedere a qualsiasi informazione.

L’accesso diretto, privo di intermediari, dà la possibilità a ognuno di noi di creare una interpretazione individuale e soggettiva in merito a qualsivoglia argomento. Sì, teoricamente dovrebbe essere così, ma non lo è. Non lo è per il semplice fatto che c’è un limite biologico alla capacità di codifica e decodifica delle informazioni: utilizzando dei concetti cari a Yona Friedman, l’Homo sapiens, come tutte le altre specie animali, ha delle capacità limitate di valenza e di canale. L’uomo è capace di interpretare u


n numero limitato di informazioni e di comunicare a un numero altrettanto limitato di individui. Date queste premesse si può facilmente intuire il motivo dell’origine dei numerosi gruppi sociali che caratterizzano la nostra specie. Gruppi che possono essere più o meno grandi e che determinano il fenomeno delle masse.

Ebbene, ora la domanda a cui si vorrebbe rispondere è questa: il novecento è stato un secolo caratterizzato dal concetto di massa, lo è anche il nostro? Esistono ancora le masse? Sì, ma non come le intendiamo riferite al secolo breve.

Le masse esistono ancora ma sono più piccole, sono molte di più e non hanno più un punto di riferimento (non c’è più un Capo). In un mondo in cui i soggetti possono farsi una loro idea, o perlomeno pensano di poterlo fare, attraverso l’accesso diretto alle informazioni, e, allo stesso tempo, sono alla continua ricerca di una identità (l’identità non è più garantita da un Io ideale associabile all’identità familiare o ideologica o politica o spirituale), nascono, sparpagliatamente, molteplici piccole masse di sparpagliati.

L’informazione prima ci disgrega, ci disunisce, ognuno di noi cerca di creare una propria identità utilizzando l’infinita quantità di stimoli che riceviamo dall’ambiente, stimoli spesso contraddittori che rendono tale creazione difficile se non impossibile proprio a causa del limite biologico. Il risultato è che i soggetti, inconsciamente, non riescono a dare luogo a una identità uniforme e univoca di loro stessi: si disuniscono, vivono nella contraddizione e non riconoscono loro stessi. Sono individui sparpagliati, miliardi di puntini tutti differenti tra loro. Creare una forma di sé presentabile a se stessi è diventato un’impresa titanica.

È qui, però, che interviene in nostro “aiuto” l’altra faccia di internet (il mondo della “libera” informazione), ovvero la possibilità di metterci in contatto con tutti: se, da una parte, siamo privi di identità per mancanza di contenitori efficaci, dall’altra siamo voraci di identità e il mondo dell’informazione è qui per saziare la nostra pantagruelica fame. Se non riusciamo a costruire una solida e coerente immagine di noi stessi, allora lasciamo che siano gli altri a crearla per noi. Come se, in qualche modo, fosse “l’Altro” il portatore del nostro Io ideale. Un portatore che scegliamo noi, un portatore che sia in linea con l’immagine che vogliamo avere di noi stessi. Ascoltiamo solamente chi o cosa vogliamo sentire, il resto v


iene negato o addirittura rimosso: ecco che si manifestano i fenomeni di polarizzazione derivati dalle echo chamber dei social network. La capacità di decodificare e codificare le informazioni, capacità di valenza e di canale, è strettamente legata alla creazione del principio di realtà: la limitatezza intrinseca a tali concetti è fonte di profondi e radicati bias cognitivi, da cui origina un principio di realtà carico di contraddizioni su cui si basa il nostro agire. Al fine di non ascoltare le contraddizioni che ci caratterizzano, andiamo alla ricerca di conferme che ci permettano di percepire solamente il nostro principio di realtà, sopendo la nostra coscienza.

Pensiamo di essere noi il Capo di noi stessi ma in realtà è “l’Altro”, il mondo di sparpagliati si riaggrega in piccole masse, in cui individui sparpagliati si ritrovano accomunati da un’idea, un evento o una situazione in un oceano di idee, eventi e situazioni.



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